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Per la rubrica "Dialogando"

 

Assicurazione giornaliera di 50 centesimi: gabella o tariffa?

 

Ormai è entrata a regime la quota di 50 centesimi relativa alla copertura assicurativa per una sola marcia FIASP, proprio per questo viene chiamata assicurazione giornaliera e viene pagata sul luogo della manifestazione al momento dell'iscrizione. Dall'inizio dell'anno il sottoscritto ha partecipato a marce in diverse provincie, quindi sotto la giurisdizione di diversi comitati, ognuno dei quali ha approcciato la nuova regola a modo proprio e/o a propria immagine e somiglianza. Le provincie direttamente visitate dal sottoscritto dall'entrata in vigore delle nuove regole sono: Piacenza, Cremona, Pavia, Verona e Parma; ho poi notizie provenienti da altre provincie, tutte comunque di prima mano: Lucca, Lodi e Milano. Una prima domanda che mi sovviene è la seguente: quale interesse ha un organizzatore a travestirsi da esattore pressando i partecipanti per far loro scucire i fatidici 50 centesimi? Secondo il mio modestissimo parere nessuno: è dannoso inimicarsi, anche se in numero minimo, i partecipanti alla propria manifestazione, meglio soprassedere e assecondare il famoso detto "il cliente ha sempre ragione". Tra le tante, ci sono manifestazioni organizzate da scuole, tra l'altro sono proprio queste dove riponiamo le speranze per un futuro roseo; in questo caso tutti (o quasi) gli alunni ed il personale scolastico, docente e non docente, del plesso interessato che partecipano alla marcia, avrebbero (notare il condizionale) l'obbligo della copertura assicurativa, che però per i ragazzi fino a 16 anni è gratuita; a quale scopo quella scuola dovrebbe perorare tale causa pur sapendo di intraprendere un'azione impopolare e priva di ogni interesse proprio? Da quando partecipo alle marce, cioè da 39 anni, ho assistito a due infarti, in un caso purtroppo mortale, l'altro è invece perfettamente guarito e tornato tra noi marciatori: l'infarto fa parte delle condizioni in cui l'assicurazione interviene? Se sì qualcuno me lo dica, ma credo sinceramente di no, quindi chi s'è visto s'è visto e tanti saluti in entrambi i casi. Altre due sono le situazioni in cui mi sono trovato testimone: entrambe sono state conseguenti a cadute, in uno è stata provocata la frattura della falange del dito mignolo, conseguente a distorsione dello stesso; nell'altro caso invece a fratturarsi è stato il polso, conseguentemente ingessato. Il primo dei due infortunati ha incassato 200 €, il cui ammontare è conseguente a 40 giorni di durata dell'infortunio, non ho notizie in quanto tempo sia stato liquidato. Il secondo caso è un po' più complicato: completa la documentazione inviata conseguentemente; anche in questo caso ammontano ad una quarantina i giorni di infortunio. Dopo vari mesi in cui tutto (stranamente) taceva, la persona in questione si interessa dello stato della pratica e lo fa in modo piuttosto concitato visto il lungo silenzio, dall'altro capo del filo le viene risposto che di quella pratica non risultava nulla. Smarrimento? Dispersione volontaria?

Queste erano le domande che la assillavano, quanti avrebbero avuto il coraggio di alzare la voce e andare avanti e quanti, invece, per timore di altre spese per intraprendere una causa di dubbia riuscita, si sarebbero fermati lasciando perdere il tutto? Questa persona, manco a dirlo incazzata nera, non vuole perdonare nulla e pretende fermamente il pagamento corrispondente al periodo in questione. Dopo minacce di adire la controparte per vie legali, finalmente, dopo circa un anno di attesa, arriva un assegno di circa 1.000 €. Solo questi due sono gli infortuni di cui ho avuto notizia nei miei 39 anni di partecipazioni podistiche (al cambio dovrebbero corrispondere circa 2.500/3.000 manifestazioni). Tenuto conto dell'assoluta limitatezza degli infortuni di cui ho avuto notizia (non più di altrettanti potrebbero essermi sfuggiti), quanto è stato introitato e quanto è stato speso? In ogni caso, fino a qui, tutto regolare, sicuramente l'investimento è stato ottimo ed ottimo è stato l'utile introitato in tutti questi anni, ma in ogni caso tutto regolare. Con l'inizio del 2012 abbiamo "goduto" dell'entrata in vigore del famoso decreto legge del 3 novembre 2010, sia ben chiaro che, essendo legge dello stato, volenti o nolenti, occorre adeguarsi e rispettarla, ma molti interrogativi mi frullano per la mente e questo riguarda i vari modi di approcciarsi, non tanto per la tessera FIASP, che rimane pur sempre una cosa facoltativa, ma i vari modi di attrezzarsi per incassare (o disinteressarsene) i famosi 50 centesimi. Nei resoconti miei sulle varie marce a cui ho partecipato già trovate riferimenti in merito, ma sottilizzando maggiormente posso dirvi che nelle provincie summenzionate ci si è comportati come segue: a Cremona, Pavia, Verona, Lucca e Lodi non ne fregava niente a nessuno. A Monteforte d'Alpone (Verona) ci si iscrive fino ad una settimana prima della Montefortiana, inviando un vaglia e ricevendo al proprio domicilio i pettorali, chi mai andrà a controllare 13/15.000 persone (o ancor meglio 20.000 spalmate su due giorni) se hanno pagato la "giornaliera"? E se uno partecipa in entrambe le giornate la tariffa raddoppia? O addirittura triplica, visto che il sabato è occupato da un evento al mattino e da uno al pomeriggio? In provincia di Cremona mi venne detto: "Affari vostri se volete pagare o meno i 50 centesimi, logico che se dovesse succedere qualcosa e non avete né la tessera e neppure l'assicurazione giornaliera vi attaccate al tram. Altrettanto logico che se volete fare iscrizioni senza presenza chi non c'è chiaramente non si farà male". Molto simile l'approccio con l'innovazione per la provincia di Pavia e per quella di Lodi, in ogni caso nulla di pressante, tutto molto "soft". A Porcari (Lucca), invece è andato tutto come se fossimo ancora nel 2011 e nessuna aggiunta è stata chiesta a chicchessia oltre alla quota relativa alla sola iscrizione. In provincia di Milano, specificatamente a Rho, il 26 febbraio scorso, mi risulta che siano state rifiutate iscrizioni a persone che non avessero prenotato, evidenziando comunque lunghissime file ed altrettanto lunghissimi tempi d'attesa (in molti casi oltre l'ora), ad ogni buon conto molti sono stati coloro che avrebbero voluto partecipare a cui è stata rifiutata l'iscrizione, quindi se ne sono tornati a casa con le pive nel sacco per non aver potuto fare la marcia. Tutto questo denota quanto non rivesta interesse a nessuno lo "spigolare" i 50 centesimi "pomo della discordia". Anche a Parma non si è visto accanimento alcuno in merito, lasciando la libertà più assoluta, seppur "pilotata" entro limiti accettabili, rispecchiando numeri praticamente "di cortesia": a Busseto il 19 febbraio scorso, su 4470 iscritti, sono state "piazzate" circa 50 assicurazioni giornaliere al costo dei soliti 50 centesimi l'una (stiamo parlando dell'1% dei partecipanti). A Sorbolo il 15 gennaio è stata l'organizzazione ad accollarsi l'aggiunta per tutti coloro che non fossero stati tesserati FIASP, pagando con precisione millimetrica la quota dovuta per ognuno di essi e chiedendo meticolosamente nome, cognome e data di nascita, già mi è stato anticipato che la stessa cosa succederà nella marcia del prossimo 22 aprile. A Lemignano di Collecchio, il 18 marzo scorso, sono stati in otto (su quasi 550 iscritti di cui molti facenti parte del locale Circolo ANSPI, quindi partecipanti più che mai sporadici ed occasionali) ad accollarsi l'onere di mezzo euro, di cui tre del sempre meticoloso gruppo AVIS CRI AIDO Sorbolo. Tenuto conto che dall'inizio dell'anno in provincia di Parma sono state sospese due marce ed una domenica non si è corso (quella della Maratona delle Terre Verdiane), i raggi X sono presto fatti. Infine parliamo di Piacenza e del relativo comitato, praticamente come se questa provincia fosse un protettorato a sé. Già vi ho esposto nella relativa recensione quanto successo a Podenzano in occasione della Marcia della Befana del 6 gennaio scorso, con almeno 200 persone che si sono immesse sul percorso senza pagare perché scocciate dal "pressing" fatto dai dirigenti di quel comitato ed accentuato dalle leggi proprie sull'orario di distribuzione dei tagliandi di partecipazione, costringendo inoltre gli organizzatori a rifiutare le tanto contestate iscrizioni senza presenza: a me ne sono state rifiutate 57, che fanno un ulteriore mancato incasso di 114 €, da aggiungersi all'identica operazione rifiutata ad altri gruppi ed ai partenti non iscritti. Analoga situazione a Caorso, ma con l'accettazione dei non presenti solo se tesserati, idem a Bosco dei Santi di Mortizza, in entrambi i casi c'era il "fucile puntato" verso chiunque mostrasse intenzioni di "sgarrare". Da tutte queste situazioni si evince quanto segue: a tutti i comitati, seppur con diverse interpretazioni, non gliene frega niente di quei 50 centesimi, quindi perché farsi interpreti di una macchinosa applicazione di regolamento che può portare solo ad inimicarsi una buona parte dei partecipanti? Da questi è escluso il solo pressante comitato piacentino: perché agire fiscalmente anche a costo di danneggiare gli organizzatori e raccogliendo antipatie da parte dei partecipanti occasionali? I maligni dicono che ci sia dietro un certo interesse, ma perché solo a Piacenza? Sarà forse una specie di premio di produzione sulle assicurazioni giornaliere piazzate? Cui sarà forse un forfait come premio di fine anno? Non saprei dare risposte, intanto corre voce che nella provincia piacentina si stia per introdurre una regola che impone controlli a sorpresa sul percorso: ma se anche ci fosse qualcuno senza tagliando o con tagliando mancante dei 50 centesimi, chi si arrogherebbe l'autorità di allontanarlo dal percorso? Questo vale sia per una strada pubblica che per un cortile o area privata, dove l'unico a poter cacciare gli "intrusi" è il proprietario. Qualcuno mi ha detto, ma di questo ne andrebbe verificata la veridicità, che quei 50 centesimi vanno così divisi: 20 centesimi alla FIASP, altri 10 al comitato di competenza ed i rimanenti 20 all'assicurazione, sarà vero? Di certo mi rimane sempre il dubbio, a meno che qualcuno mi ragguagli con precisione in merito, naturalmente mi riferisco al solo Comitato Marce FIASP di Piacenza, sì, proprio quello che ha rifiutato la tessera FIASP a Pietro Tanzarella ed il libretto per la raccolta dei timbri validi per il Premio Fedeltà al sottoscritto. Io le mie meningi le ho spremute, operazione che dura da due mesi e mezzo e più, adesso provateci voi e, se volete, fateci sapere. Per il momento mi fermo qui, naturalmente ringraziandovi per la vostra fedeltà (questa senza premio alcuno) e salutandovi cordialmente.

Alla prossima,

 

Germano Meletti

Castione Marchesi di Fidenza (PR) 20 marzo 2012

  

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