13 agosto 2011 -- Aglio di Coli (PC)
2ª Marcia "Spicchio d'Aglio"
Org. G.M. Alta Val Nure - Associazione Spicchio d'Aglio
Prendi un pazzo appassionato di marce, di montagna e di natura, per esempio Angelo Ratti. Prendi un gruppo che lo segua ciecamente ed esegua ogni desiderio di quel "pazzo", ogni suo progetto diventa un ordine. Sì, proprio così, altrimenti come si spiegherebbe che questo "pazzo", il cui nome risponde ad Angelo Ratti, nel corso della sua brillante carriera organizzativa, ci ha portato in ogni angolo della montagna piacentina, per la verità anche un po' più in basso, caricandosi sulle spalle una decina di marce? Del resto ci voleva solo un "pazzo" così per farci andare su e giù per le montagne nei dintorni di Aglio, un paese sperduto, un paese che per raggiungerlo devi percorrere svariati chilometri di stradine di montagna strette e tortuose. Ci voleva solo un "pazzo" accollarsi come sempre l'incombenza di andare a segnare i percorsi, qui non è proprio semplice, già è difficile in montagne generiche, figurarsi in questi scoscesi sentieri dal fondo mosso. Già il giorno precedente, quando eravamo a Calenzano di Bettola, sulla vicinissima prospicente montagna, c'era da rabbrividire guardando i sentieri che stiamo percorrendo oggi, sembrava di guardare il grafico tracciato dal pennino impazzito (tanto per restare in tema di pazzia) di un sismografo subito dopo una violentissima scossa di terremoto.
Guardando Aglio dalla parte di Calenzano sembrava di vedere un paesino quasi in fondo ad una buca, seminascosto nella parte più alta dai rilievi circostanti.
Quando arriviamo, io ed il mio cane Birillo, siamo già in crisi per la lunga tratta automobilistica che ci ha portato fino a qui, con l'ultimo pezzo, come già vi ho descritto, capace di intontirti come il dodicesimo bicchiere di vino di seguito. Lo scorso anno la manifestazione venne inserita tardivamente, a calendario già pubblicato da tempo, ma questo non fu sufficiente a decretare un flop, certamente molto più probabile di un successo, sia a causa dell'ubicazione di questo paese praticamente mai sentito e sia a causa dell'assenza di citazione sul calendario, senza contare il periodo estivo che poco invoglia ad affrontare lunghi viaggi con il caldo. Tutto questo però non è riuscito a far da deterrente alla "pazzia" di Angelo Ratti, anzi ho scoperto che di pazzi oggi ce n'erano poco più di 300, praticamente tutti i presenti. Il luogo è incantevole: guardando queste strade, questi viottoli e queste costruzioni sembra di fare un salto all'indietro di almeno cent'anni. La gente, seduta su improvvisate panchine, saluta ogni marciatore che passa, evidentemente sono impazziti anche loro, non glie l'ha detto nessuno che il saluto e l'altrui rispetto sono abbondantemente passati di moda? Forse il germe della pazzia ha colpito anche l'Associazione Spicchio d'Aglio, giocando con le parole sul nome del paese. Sicuramente poco savi erano anche i componenti del gruppo "Gli Aglieni" (tanto per continuare a giocare sul nome del paese), proprio con la "G", come Massimigliano Donadio, che non era pazzo, ma cretino, la differenza è che la prima opzione la si può curare, i manicomi li hanno fatti apposta, la seconda, ahimè, no; se cretino nasci, resti tale fino alla fine dei tuoi giorni, quindi siccome siamo tutti pazzi (di cretini non ce n'era neanche uno) ci incamminiamo per affrontare salite da incubo, praticamente le più impegnative tra tutte le marce piacentine e parmensi da me conosciute. Il primo strappo si presenta improvviso, subito dopo aver abbandonato l'asfalto, seguente e decisa è la salita, ma poco dopo la linea da seguire sarà ancora più verticale. Il sentiero sale veloce, ben presto ci porterà a guardare dall'alto al basso sia il paese di Calenzano con la sua chiesa, dove era fissato il ritrovo di ieri, sia il castello semidiroccato incontrato sempre ieri e ben più alto della chiesa. Pascoli e boschi sono al nostro fianco per tutto il ripido salire, il fiato si fa pesante, c'è da fermarsi a rifiatare piuttosto spesso, per fortuna che siamo all'ombra praticamente per tutto il tratto. Appena si dirada il verde, si scorgono davanti a noi cime dalle strane conformazioni per la nostra zona: una addirittura mostra una lunga parete verticale. Alcune frane, essendo roccia friabile il principale componente di buona parte di queste montagne, hanno impedito l'impiantarsi di ulteriori zone boschive, solo qualche albero qua e là tanta disperatamente di tenere a freno i vari smottamenti in corso con le sue radici, comunque per il momento sembra tutto sotto controllo. Ad un certo punto incontreremo uno strano punto acqua: bottiglie di acqua minerale ammucchiate alla rinfusa, sia gassata che non gassata, tanto da formare un consistente semicerchio, sopra alle bottiglie bicchieri di plastica ancora impacchettati, al centro un piccolo palo con un cartello recante la scritta "punto acqua", ahimè però incustodito, speriamo che quelli che sono passati di qua siano solo pazzi e non cretini, altrimenti lascio a voi immaginare cosa può partorire la mente di un cretino su delle bottiglie e dei bicchieri incustoditi, quella di un pazzo non genera assolutamente nulla di quella corrente di pensiero, per il futuro però consiglierei ad Angelo di far mettere qualcuno in quel punto acqua, altrimenti penso sia meglio lasciar perdere e far tener duro fino al ristoro vero e proprio. Dopo l'abbeveraggio rinfrescante, soprattutto per l'accaldato Birillo, si prosegue; la musica è sempre quella, le gambe incominciano a vacillare, anche Birillo si è riscoperto pazzo e prosegue imperterrito, ligio osservatore del motto "barcollo, ma non mollo". Filo spinato ai due lati del sentiero che ci accompagna, delimitano terreni adibiti a pascolo, forse non più sfruttati da tempo per quell'uso. Le cime che prima guardavamo quasi timorosi sono lì di fronte a noi, quasi a lanciarti un ulteriore gesto di sfida, soprattutto quella che ci mostra orgogliosa la sua alta parete verticale, praticamente a strapiombo su di noi, siamo pazzi sì, ma non fino al punto di accettare l'impossibile sfida. Non ho molto occhio in merito, ma guardando la particolare vegetazione, credo che dovremmo essere intorno ai 1.200 metri, di certo ci siamo quantomeno arrivati molto vicino. Un po' di falsopiano e qualche leggero saliscendi ci accompagneranno al primo tratto di discesa a precipizio, che finirà proprio in corrispondenza del ristoro, posto sulla divisione dei percorsi. Un po' meno a precipizio, ma pur sempre consistente, la discesa successiva, che sarà affiancata per lungo tempo da un rumoreggiante fiumiciattolo con cascatelle varie, evidenziate dal rumore forte e chiaro, ma nascoste alla nostra vista. Quando la discesa incomincia a mollare, incontriamo le prime case del paese, poste nella parte più alta (quella che non vedevamo da Calenzano), un sentiero strettissimo, ma asfaltato, passa proprio al centro di questo gruppo di case dimenticate dal tempo, poi prosegue con molta accentuata discesa e poca dolcissima salita, fino a sfociare nella piccola piazzetta dove sono posti sia partenza che arrivo, andando a concludere il proprio tratto di fronte ai lavatoi prospicienti il ristoro finale. A questo punto ne siamo tutti più che convinti: siamo solo dei pazzi amanti delle camminate, di cretini non ce n'era neanche uno. Superate di poco le 300 unità, divise in 15 gruppi premiati, per la seguente classifica: 1) G.M. Alta Val Nure di Casaldonato di Ferriere, 2) Gli Aglieni di Aglio, 3) Italpose di Gossolengo, 4) Bipedi di Vigolzone, 5) G.M. Gelindo Bordin di Podenzano, 6) Nati Stanchi di Piacenza, 7) Marciatori Carpaneto.
Pagelle (voti da 4 a 10)
Percorsi: una tratta di montagna come non l'avevamo mai vista dalle nostre parti, dove la sofferenza è direttamente proporzionale con il godimento, credo che sia praticamente impossibile proporre di meglio. Voto 10 e lode
Servizi: non credo ci siano parole per descrivere l'operato di Angelo Ratti, soprattutto per la meticolosità con cui segna percorsi accidentati, in cui la direzione da prendere debba sempre risultare chiara ed i luoghi in cui dipingere le frecce siano assolutamente limitati. Voto 10 e lode
Ristori: dopo qualche insufficienza lo scorso anno, edizione dell'improvvisato debutto, si è corsi ai ripari riservandoci un più che sufficiente ristoro lungo i percorsi; ottimo quello all'arrivo con frutta, torte, biscotti, thè ed acqua di sorgente per il bere. Criticabile l'istituzione di un punto acqua assolutamente incustodito. Voto 8
Riconoscimento individuale: 2 € per i soli ristori, l'alternativa del riconoscimento individuale non era prevista. Senza Voto
Premiazione gruppi: in proporzione a ciò che si è ricevuto, con le poco più di 300 presenze, si è ripagato di pari moneta, anche tenendo conto che solo le più ottimistiche previsioni potevano portare a tanto, vista la collocazione ed il periodo. Voto 9,5.
Germano Meletti
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