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18 novembre 2012 -- Mirandola (Modena)

27ª CAMMINATA DI FRANCIA CORTA

Org. A.D.G.S. Podisti Mirandolesi

 

Per raccontare una marcia come questa bisogna saper tenere il cuore in mano, un po' come nei deamicisiani racconti del libro Cuore; essere chiari e diretti, senza girare intorno a false argomentazioni. Come tutti sappiamo, Mirandola è stata colpita dal doppio terremoto del maggio scorso e le ferite sono ancora tutte aperte, anche se i potenti riflettori delle TV e della stampa si sono spenti da tempo. Per arrivare qui abbiamo attraversato paesi e cittadine di cui tanto abbiamo sentito parlare: Novi di Modena e Concordia sulla Secchia sono solo due gocce in un mare di distruzione, in cui naturalmente è compresa Mirandola. Quando incontriamo le prime case lesionate mancano ancora parecchi chilometri alla sede del ritrovo, le piaghe sanguinano ancora abbondantemente, man mano ci avviciniamo si fanno sempre più evidenti: ogni casa ha il suo mucchietto di macerie, direttamente proporzionale con l'ampiezza dell'edificio e con l'età della struttura. Ogni cortile è un "parcheggio" per auto, ben lontane dai muri, che chissà da quanto tempo non dormono più in garage o fungono da dormitorio. Camper e roulottes sono anch'essi appostati in aree cortilizie di abitazioni fortemente lesionate, divenuti essi a loro volta abitazioni. Ci sono anche molte tende, per fortuna quest'inverno tarda ad arrivare, ma anche adesso non oso pensare cosa voglia dire dormire al freddo e all'umidità senza poter usufruire di scaldini per evitare altri problemi, data la limitatezza del volume della provvisoria dimora e la possibile alta infiammabilità. Ma questa è vita? Da tempo avevo sentito dire, sia in ambienti competenti che sotto forma di chiacchiera sia via internet che attraverso altri organi di informazione, che il terremoto del maggio scorso sia stato di magnitudo non inferiore a 7, quando invece ci hanno "martellato" in testa 5,9, sapete perché? Sembra che chi deve "scucire" i soldi per la calamità naturale, Unione Europea, governo o altra istituzione più localmente concentrata, abbia l'obbligo di intervenire solo se il sisma supera magnitudo 6, quindi molto facile raccontare balle, anche perché le scosse sono state, pur nella loro intensità, circoscritte ad un raggio d'azione piuttosto limitato. Nella nostra zona, distante solo un'ottantina di chilometri in linea d'aria dall'epicentro, si sono avvertite sì le scosse, ma non hanno provocato alcun danno a strutture. E poi lo abbiamo sentito tutti: il modenese era tra le pochissime zone in Italia non ritenuto a rischio sismico, per trovare scosse di terremoto aventi qui l'epicentro, anche se più basse di quelle a noi contemporanee, bisogna andare indietro di quasi 500 anni, arrivando fino al 1572. Sempre dicerie popolari, informazioni particolareggiate o il tam tam di internet, dicono che qui siano state fatte varie trivellazioni di "assaggio" alla ricerca di petrolio, ma soprattutto di gas, quasi sempre presente dove c'è "l'oro nero". Queste "trivellazioni selvagge" avrebbero provocato un consistente abbassamento della pressione nel sottosuolo causato dalla fuoriuscita del gas, determinando un forte assestamento che ha provocato il forte tremore della crosta terrestre. A suffragio di questa ipotesi ci sono eventi citati anche dai più quotati organi di informazione, dove ci hanno parlato di abbassamento anche di 25/30 centimetri del livello del suolo, avvenuto in varie località ed assecondato dall'altro fenomeno di fuoriuscita dal terreno di "sabbia liquida", definizione risuonata nelle orecchie di tutti quando i riflettori funzionavano a pieno regime. Ma sarà per questi motivi che i riflettori sono stati tutti spenti così repentinamente? La distruzione più evidente è quella che mostrano i capannoni sedi di attività industriali o artigianali, tutte fortemente colpite, alcune "affondate", in alcuni casi, ove possibile, tensostrutture provvisorie permettono di continuare nel miglior modo possibile le varie attività, in ogni caso comunque fortemente compromessa o quantomeno forzatamente ridotta. E pensare che il Governo Monti, per rinviare il pagamento delle tasse (non condonarle, neppure parzialmente, ma solo rinviarle) ha dovuto cedere alla levata di scudi della forte protesta delle popolazioni colpite, che vergogna!!!

Qui la gente ti accoglie comunque con il sorriso sulle labbra, qui dove la distruzione è stata più consistente che altrove, basta fare, ove possibile, un giro in centro per vedere una piazza che sembra di una città abbandonata, delle chiese di cui è rimasto solo lo scheletro, costruzioni implose e raggomitolate su se stesse, moltissime sono le abitazioni considerate ancora inagibili, soprattutto i palazzi dai tre piani in su, dove trovavano sede attività commerciali, che naturalmente hanno dovuto sospendere il lavoro. Chi ha potuto si è spostato in containers, ma sicuramente subendo un forte danno sulla redditività della ditta, ubicata ben lontano, spesso decentrata, rispetto alla collocazione originale. L'accoglienza e l'ospitalità emiliana, proverbiali e ben note a tutti, non vengono mai meno, neppure per attività che molti non esiterebbero a definire "frivolezze", come le marce podistiche, ma che invece noi marciatori siamo in grado di portare ovunque e come messaggio di solidarietà, di cui si riempiono la bocca in molti, ma sono pochi ad averne titolo.

Il ritrovo è posto presso la stazione delle corriere, al centro di un enorme piazzale, dove trova posto anche un vociante luna park insieme ad un ampio parcheggio per i pullman che dalla stazione in questione partono ed arrivano. Forse un gioco del destino, ci fa pensare: nella stessa piazza sono posti due vetusti edifici, tanti anni fa fungevano da stazione d'arrivo e partenza e ricovero del trenino da e per Modena, soppresso da molti decenni. Da tempo l'area perimetrale di essi è stata circondata da una siepe protettiva, per evitare pericolosi avvicinamenti, dato il forte rischio di crollo, operazione effettuata da alcuni anni, ben prima del terremoto, pensate: questi edifici, considerati da tempo pericolanti, sono rimasti in piedi, mostrando solo piccoli danni parziali, praticamente né più né meno della maggior parte di edifici, molti dei quali però sono stati resi inagibili. Dopo questa doverosa visita informativa ritorniamo al ritrovo, da dove alle 9 in punto viene data una partenza simultanea, cosa non più in uso dalle nostre parti né come orario e neppure con una ben più vivace, qualificante e colorata partenza "tutti assieme". Il percorso ci porta logicamente verso la campagna, forse una volta si attraversava anche la città, ricca di storia, oggi invece, a scanso di ogni possibile pericolo, ci si allontana dal centro. Negli scorsi anni c'era in abbinamento anche una competitiva, soppressa provvisoriamente per questa edizione, rimessa in piedi in quattro e quattr'otto, dopo la decisone presa dal locale Comitato provinciale, solo nel mese di settembre, di riprendere il calendario delle camminate, forzatamente fermato a causa dei noti drammatici eventi.

Uscendo da Mirandola, notiamo come i capannoni abbiano subìto ben più di altri edifici, attraversiamo infatti un consistente quartiere artigianale, curiosando in questa distruzione c'è da chiedersi come il numero di vittime possa essere stato così limitato, seppur sempre troppo elevato. Le immagini sono talvolta agghiaccianti, apparentemente sono le stalle, anche qui fortemente decimate dalla crisi che attanaglia il settore agricolo e quello dell'allevamento, ad aver subìto di meno la violenza del terremoto, probabilmente perché richiedono una struttura più bassa, ma non per questo si sono rese immuni da un altro "terremoto", quello economico, che attanaglia tutto lo Stivale. Ogni casa mostra crepe più o meno consistenti, tantissime sono le impalcature montate intorno ad esse, sembrano scheletri artificiali messi lì appositamente per sostenerle. Altre costruzioni sono puntellate da consistenti travoni per evitare crolli, altre sono circondate da robuste strutture protettive tutt'attorno, enormi corde d'acciaio tese lungo il perimetro, praticamente enormi cinture che tengono insieme i vari "pezzi" di case per mantenerle in posizione eretta.

Data la lontananza da casa mi immetto sul percorso di 7 Km, solo per finire prima e tornare prima delle 14, ma sono quasi solo, la stragrande maggioranza sceglie l'opzione di 12 Km, anche questo è un segno della differente cultura podistica. Prima del rientro in Mirandola e dopo aver largamente superato il ristoro, passiamo da una frazione della cittadina modenese dal nome piuttosto curioso: Cividale, che la accomuna a quel Cividale del Friuli abbattuta dal disastroso terremoto del 1977. Proprio qui incontriamo una piccola baraccopoli, ormai deserta, triste da vedersi ma vien da pensare che i suoi ospiti siano stati trasferiti in strutture alberghiere, anche lontano da qui.

All'arrivo Paolo Pollastri, presidente dei Podisti Mirandolesi, tiene banco con capacità ed esperienza, per lui il microfono è una specie di strumento musicale, mai chiacchiere riempitive, ma capace di tenere su di sé l'attenzione con validi ed interessanti argomenti. Le premiazioni sono consistenti, di ottimo livello, assolutamente proporzionalmente ben superiori a quella che è la quota di iscrizione. qui si paga 1,00 € e a tutti viene rilasciato il riconoscimento individuale, consistente in una vaschetta di otto tortelli dolci con marmellata di prugne. Solo per la circostanza viene aggiunto un altro euro allo scopo di donare qualcosa a chi più ne ha bisogno, ma ripeto, solo per la circostanza, perché la quota è sempre di 1,00 € con riconoscimento individuale, naturalmente qui non esiste alcuna forma pseudoassicurativa che obbliga a scucire ulteriori 50 centesimi. Vi ricordate quando polemizzavo dapprima per le iscrizioni portate a 2 € senza riconoscimento, quando in provincia di Parma erano 1,50? Ebbene, da allora sono passati diversi anni e qui è rimasto un solo euro, ma con l'opzione fissa del riconoscimento individuale, ma erano tutte fandonie le mie?

Ho avuto il privilegio di poter dire due parole al cospetto di "quell'imbonitore" di Paolo Pollastri, spero di essere riuscito a portare un po' di conforto, proprio qui, dove solo pochissimi politici si sono presentati, principali assenti alcune tra le più alte cariche dello Stato; vergogna un'altra volta!!!

Al Gruppo Marciatori della Pubblica Assistenza di Busseto ed al G.S. Ottesola è stata regalata l'iscrizione (proprio così: nessuno dei due gruppi ha pagato un solo euro con pari diritti di tutti i gruppi paganti). Tutto questo per ringraziare il sottoscritto ed il suo gruppo per l'organizzazione della "Camminiamo per Mirandola" ad Isola Giarola di Villanova sull'Arda, dove per il Comune di Mirandola sono stai raccolti 829 €. Per il G.S. Ottesola invece la riconoscenza è per la cena organizzata a Chiavenna Rocchetta di Lugagnano Val d'Arda, dove sono stati raccolti, anche grazie alla meritevole iniziativa del ristoratore che ci ospitava, ben 2.000 €.

Erano presenti circa 1.200 marciatori, divisi in 48 gruppi, oltre a cinque gruppi scolastici. Bravi Podisti Mirandolesi, grazie per l'ospitalità e grazie per la lezione di vita che ci avete dato, con il sorriso sulle labbra e senza piagnistei, che sarebbero stati inutili, anche se giustificati.

Classifica gruppi: 1) ITIS Galilei con 58 iscritti, 2) Podisti Finale Emilia (altra città colpita dal sisma) con 53, 3) Accademia Militare Modena, Associazione Genitori della Scuola Primaria di Mirandola e Siamo Sempre di Corsa con 50 iscritti ciascuno, 6) AVIS Suzzara (Mantova) con 41, 7) Pico Runners di Mirandola con 39.

 

Pagelle (voti da 4 a 10)

 

Il solo motivo dell'essere riusciti a mettere in piedi una simile manifestazione, soprattutto dopo quanto successo, mi porta a dare un 10 E LODE ad ogni voce che abitualmente compone le mie abituali "pagelle", a dispetto di qualche benpensante, naturalmente del Comitato Marce FIASP Piacenza, contestatore di esse. Sicuramente di valore la premiazione, assolutamente ridicola la quota di iscrizione di 1 €, per occasionale beneficenza nella circostanza portati a 2, con una vaschetta di tortelli per tutti. Dalle nostre parti invece si paga, naturalmente senza riconoscimento, la quota di 2 € per tornare a casa a mani vuote, talvolta due brioches, o addirittura una e a volte un panino, molto spesso neppure questi spuntini, dovendoci accontentare dei soli ristori. Non c'era una sola freccia, semplicemente perché ad ogni incrocio c'erano tre o quattro addetti che guidavano l'attraversamento ed indicavano la direzione da seguire. Mi sembra di aver sufficientemente giustificato le voci da valutare, che alla fine vogliono dire quanto segue:

Percorsi: Voto 10 e lode

Servizi: Voto 10 e lode

Ristori: Voto 10 e lode

Riconoscimento individuale: Voto 10 e lode

Premiazioni gruppi: Voto 10 e lode.

 

Grazie di cuore per l'ospitalità, amici di Mirandola.

 

Germano Meletti

 

 

 

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