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Serafino Negri, ovvero "Come creare un giro di marce a Piacenza e provincia"

 

Quante volte abbiamo parlato in modo nostalgico dei tempi passati delle marce podistiche, quante volte abbiamo ricordato momenti particolari o strani equilibrismi per portare a termine un'organizzazione podistica. Sembrava fantascienza, ma Serafino Negri, anzi solo Serafino, che come un papa viene ricordato solo con il nome, così anche Lui, Serafino, partì dalla sua piccola Soarza, ma che occupava un posto grande nel suo cuore, grande almeno quanto era lo spazio occupato dalle marce. Fu lui tra i pionieri a coniare un perfetto "circo" che facendo tappa in molti paesi della provincia di Piacenza, faceva conoscere a tutti quel mondo di "matti" che camminavano o addirittura correvano in ogni stagione dell'anno ed in ogni angolo della provincia. Fu lui uno dei primi a diffondere l'ideale delle camminate, oggi totalmente stravolto da quelle dispute su diritti e doveri, su cosa sia lecito e cosa non lo sia, sulle partenze anticipate, sulle assicurazioni, sulle iscrizioni senza presenza, per lui esistevano le marce e basta. Una persona semplice, una persona che viene spesso menzionata negli ambiti del Comitato Marce FIASP Piacenza, che viene spesso additata come esempio, ma che quasi nessuno ha messo in pratica. Proprio lo scorso anno il sottoscritto scrisse dell'opportunità di nominare Serafino Negri Presidente Onorario di quel comitato, ipotesi sposata in pieno dal fratello Paolino e dalla Pro Loco Amici di Soarza, altra entità in cui egli ha avuto un ruolo non importante, ma determinante, un ruolo del quale ancora beneficiano gli attuali dirigenti di detta associazione che, inutile nascondercelo, vive ancora su ciò che seminò Serafino tanti anni fa, specialmente a livello di podismo amatoriale con la Marcia dei Pioppi, l'ultima edizione portata a termine, quella del settembre scorso, era la numero 40, un numero che già da solo dice quanto sia stato lungimirante e non pazzo il grande Serafino, un numero che anche sfogliando il calendario nazionale molto raramente troviamo. Io non lo conoscevo, lui invece mi conosceva bene e da tempo mi teneva sotto osservazione per trovare lo spunto giusto per avvicinarmi ed invitarmi a fare da speaker nella "sua" marcia. Io frequentavo il parco di Isola Giarola, ci andavo ogni giorno con gli amici della baracca, lui lo venne a sapere e dopo una frequentazione di tre giorni consecutivi del luogo, mi avvicinò e mi chiese della mia disponibilità di andare ad animare con le mie stupidate la manifestazione che tanto gli stava a cuore. A lui piaceva così e così nacque la nostra profonda amicizia e stima reciproca, questo rapporto dura da circa trent'anni; non ho un riferimento preciso per dare una durata a questo rapporto, ho solo il riferimento che sono 26 anni e mezzo che sono sposato e mia moglie, allora fidanzata, venne con me a Soarza ben prima del nostro matrimonio. Le sue marce finivano sempre con le gambe sotto il tavolo, non per avidità, ma semplicemente perché era il modo migliore per dire grazie a tutti coloro che con lui avevano collaborato. Nelle ultime volte di questa specie di rito post marcia si iniziavano ad intravedere le prime tracce della malattia: il suo grande cuore, che mai è venuto meno, si commuoveva più facilmente e parlando di lui e delle "sue" marce era fin troppo facile vedergli scendere la lacrimuccia, sopratutto nell'ultima sua presenza, quando venne insignito di una medaglia d'oro da parte dell'Associazione Pro Loco Amici di Soarza a suggellare il suo onorabilissimo operato. Con lui conobbi anche altre persone, ma che oggi non mi parlano più; anch'esse stavano con lui (e con me) con le gambe sotto il tavolo, ma probabilmente il messaggio loro lo avevano recepito in modo estremamente diverso. Oggi Serafino non c'è più, non voglio scendere nella retorica di accostare un nome a ciò che ha avuto di caro in vita anche dopo la sua dipartita, la perdita è di quelle irreparabili, potrebbe rimanerci il suo insegnamento, ma a saperlo ascoltare, a saperlo decifrare. Oggi saranno in tanti a riempirsi la bocca di quel nome, Serafino, che tanto ha dato ma poco ha ricevuto, quell'occasione persa per farlo presidente onorario di un comitato da lui voluto, da lui creato, seppure insieme ad altri, ma molto di suo c'è sempre stato. Da quando la malattia si è manifestata in modo consistente ha sempre vissuto con la figlia Nicoletta a Monticelli d'Ongina, ma certamente con Soarza nel cuore, magari portandola nei suoi ricordi nell'al di là vestita a festa, proprio come nei giorni della Marcia dei Pioppi, da lui creata e da lui portata avanti per tanti anni. Fino allo scorso anno era anche presidente de "I Veterani", gruppo di attempati signori che hanno, come lui, calcato i percorsi di moltissime marce e come lui tante volte hanno sfogliato l'album dei ricordi, un album indelebile che ci lascia in eredità un grande, un amico, un eroe di nome Serafino. Ciao Serafino, non sarà facile dimenticarsi di te, neppure per coloro che lo hanno fatto fino ad oggi.

Da parte mia e da tutta la redazione di www.piacenzamarce.it le più sentite condoglianze alla figlia Nicoletta ed al fratello Paolino e a tutti coloro che gli sono stati vicini, tanto nei momenti belli come negli ultimi anni della sua vita.

 

Germano Meletti

 

Castione Marchesi di Fidenza (Parma) 7 gennaio 2013

 

 Negri Serafino    pensiero di Angela

 

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